Ultimamente sono sempre più preoccupato per la direzione che sta prendendo la nostra società, sia qui in Italia che a livello globale. Vorrei condividere con voi alcune riflessioni su una tendenza che trovo profondamente allarmante.
Il decreto sicurezza: un attacco alla libertà di protesta
La prima cosa che mi toglie il sonno è la criminalizzazione progressiva del dissenso. L’esempio più recente e significativo è il decreto sicurezza approvato quest’anno. Dal mio punto di vista, si tratta del più grande attacco alla libertà di protesta della storia repubblicana italiana.
Questo provvedimento criminalizza le manifestazioni di protesta, i blocchi stradali, e amplia notevolmente l’uso dei fogli di via – strumenti che funzionano come una forma di controllo preventivo, permettendo di allontanare e punire persone prima ancora che commettano un reato. È come se il messaggio implicito fosse: “Non pensate nemmeno di protestare, perché interverremo prima ancora che possiate farlo”.
Le radici storiche: dall’11 settembre a oggi
Ma questo decreto non è nato dal nulla. È il culmine di un’ossessione securitaria che ci accompagna almeno dagli anni ’90, e che si è intensificata drammaticamente negli anni 2000 con la cosiddetta “guerra al terrore”.
Dopo gli attacchi alle Torri Gemelle e gli attentati in Europa negli anni 2010, abbiamo assistito a una progressiva normalizzazione della paura e alla costruzione sistematica di un nemico: l’altro, lo straniero, il diverso. La sicurezza è diventata la priorità assoluta, mentre libertà di parola e di espressione sono state gradualmente trattate come lussi sacrificabili sull’altare della protezione collettiva.
La libertà di espressione: un diritto fondamentale, non un privilegio
Quello che mi fa più rabbia è che questo ritorno ad approcci sempre più prescrittivi e repressivi della politica ignora completamente l’importanza fondamentale della libertà di parola e di espressione del pensiero.
Come ci ricordano i costituzionalisti, queste libertà non possono essere limitate se non dai confini tracciati dal diritto penale. E c’è una ragione precisa per cui la libertà di espressione è sancita nelle nostre costituzioni: serve a tutelare le minoranze, non le maggioranze. È lì per proteggere gli eretici, gli anticonformisti, i radicali minoritari. La maggioranza, per definizione, è già libera di esprimersi e difficilmente rischia persecuzioni per le proprie idee.
Una domanda per tutti noi
Mi preoccupa profondamente che stiamo perdendo qualcosa di prezioso, qualcosa che ci rende davvero liberi e che generazioni prima di noi hanno conquistato con grande sacrificio.
E allora vi chiedo, e mi chiedo: c’è ancora tempo per reagire? Come possiamo difendere concretamente i nostri diritti e la nostra libertà? Quali strumenti abbiamo ancora a disposizione?
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi. Sentite anche voi questa pressione? Avete idee su come possiamo fare la differenza?