“Comunque stavo leggendo un romanzo di uno scrittore che cerca a tutti i costi di essere originale, nulla di più noioso. Non lo finirò, leggere libri brutti è dannoso, come mangiare cibo avariato”
Tratto da “Nulla si distrugge” di Marco Vichi
Marco Vichi (nato nel 1957 a Firenze) è uno scrittore italiano noto soprattutto per i suoi romanzi gialli. Ha raggiunto la notorietà con la serie dedicata al commissario Bordelli, ambientata nella Firenze degli anni ‘60, caratterizzata da un’atmosfera nostalgica e da un forte realismo storico. Oltre ai gialli, ha scritto racconti, saggi e sceneggiature, dimostrando una grande versatilità narrativa. La sua opera si distingue per l’attenzione ai dettagli psicologici dei personaggi e per la capacità di intrecciare il genere poliziesco con temi sociali e umani.
Il protagonista di questi racconti Franco Bordelli non è il classico commissario da romanzo poliziesco, sempre un passo avanti agli altri e immune alla stanchezza. Al contrario, è un uomo che porta addosso il peso del tempo, e proprio per questo risulta così credibile. Quando Marco Vichi lo introduce nei suoi romanzi, Bordelli è già vicino alla pensione: non ha più nulla da dimostrare, ma molto da ricordare.
Bordelli vive immerso nel passato. I ricordi della guerra, degli amici perduti, degli amori che non hanno retto alla vita quotidiana tornano spesso a galla, senza clamore, come pensieri inevitabili. Non è nostalgia fine a se stessa: è la consapevolezza che ogni scelta lascia dietro di sé qualcosa che non tornerà. Questa dimensione interiore accompagna costantemente il lavoro investigativo, rendendo ogni indagine anche un’occasione di riflessione personale.
Nel suo modo di lavorare non c’è nulla di spettacolare. Bordelli ascolta, osserva, aspetta. Preferisce capire le persone prima ancora dei fatti, perché sa che i delitti nascono quasi sempre da fragilità comuni: solitudine, paura, rancore, amore malato. La legge, per lui, non è un dogma astratto ma uno strumento che deve fare i conti con la complessità dell’animo umano. Per questo il suo senso di giustizia è spesso più morale che formale.
Fuori dal commissariato, Bordelli è un uomo semplice. Ama mangiare bene, bere un buon bicchiere di vino, condividere il tempo con pochi amici fidati. La musica – soprattutto il jazz – è una presenza costante, una colonna sonora che lo accompagna nei momenti di quiete e in quelli di malinconia. La solitudine non lo spaventa, ma non è una scelta felice: è piuttosto una condizione accettata, con un certo pudore.
Attraverso Bordelli, Vichi racconta anche un’Italia che cambia. La Firenze degli anni Sessanta e Settanta fa da sfondo a storie in cui il progresso convive con la perdita di valori, di relazioni autentiche, di tempo per ascoltare. Bordelli osserva tutto questo con uno sguardo critico ma mai cinico: non idealizza il passato, ma fatica a riconoscersi nel presente.
Il fascino del commissario Bordelli sta proprio qui. Non è un personaggio costruito per stupire, ma per accompagnare il lettore. È un uomo imperfetto, stanco, a volte sconfitto, che continua però a fare il suo lavoro con dignità e attenzione verso gli altri. Più che risolvere enigmi, Bordelli cerca di dare un senso alle storie che incontra, consapevole che la verità, come la vita, è quasi sempre fatta di sfumature.
Il sito ufficiale di Marco Vichi è https://marcovichi.it/.